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Motivazione Storica
La musica ha
attraversato negli ultimi secoli dei periodi di profonde trasformazioni.
Mi riferisco alla mai
sopita ricerca
in campo tecnico ed esecutivo da parte di compositori, interpreti, teorici
e costruttori di
strumenti musicali
che a partire dal XVII secolo (nascita del pianoforte) seguendo le trasformazioni
politiche,
sociali e di costume delle varie epoche hanno contribuito crescita
della cultura e in questo
caso della
letteratura pianistica.
Uno dei
punti più affascinanti della critica pianistica é sempre
stato quello di cercare di comprendere
come i compositori
suonavano e volevano che si eseguissero le loro opere ma anche come gli
interpreti
d'oggi e del
passato le eseguono. Stabilire dei parametri interpretativi entro
i quali esercitare le proprie
capacità
artistiche e di conseguenza adottare quest'ultimi anche nel valutare le
esecuzioni musicali altrui
é forse
il compito più arduo per un musicista. Nel caso specifico del pianoforte
i fattori che possono
determinare
una buona esecuzione sono molteplici ma essenzialmente riconducibili a
due principali
elementi :
l'interprete, con la sua personalità e il suo bagaglio tecnico,
lo strumento
Non é certo questa
la sede per inoltrarsi nel vastissimo campo dell'estetica e della storia
dell'interpretazione pianistica
ma qualche breve cenno sull'evoluzione di questo fondamentale strumento
della nostra cultura potrà
certamente aiutarci a comprendere le motivazioni che ci hanno portato ad
ideare il Virtual Piano Archive.
I pianoforti oggi a disposizione
sono ben diversi da quello conservato al Metropolitan di New York
costruito nel 1720 dall'illuminato
cembalaro Bartolomeo Cristofori di Firenze; certamente con le migliorie
tecniche apportate negli
ultimi due secoli dalle varie case costruttrici europee e successivamente
d'America (nel 1783l'Inglese
John Broadwood registra il primo brevetto per un pedale, nel 1825
Alphaeus Babcock a Boston
produsse il primo telaio completo di ghisa, intorno al 1821 Sébastian
érard
a Parigi perfeziona la
meccanica con il doppio scappamento e l'ultima tappa nell'evoluzione del
pianofor-
-te fu percorsa con la creazione
della incordatura incrociata per merito di Babcock che la brevettò
e con
la Steinway and Sons di New
York che ne realizzò la forma definitiva nel 1855) possiamo
asserire che
per caratteristiche tecniche
i pianoforti di fine 800' concettualmente non differiscono molto da quelli
dei
nostri tempi. Tralasciando
i vari tentativi, avvenuti a partire dal 1834, di fissare una altezza standard
per
il diapason, che contribuisce
notevolmente sulla timbrica del pianoforte (apprendiamo dal Sachs che il
diapason usato nel 1780 da
J.A. Stein ad Augusta per accordare un pianoforte di Mozart, dava 422
vibrazioni : mezzo tono sotto
quello moderno), la differenza sostanziale consiste nella specificità
e
robustezza dei materiali
impiegati oggi nella costruzione di pianoforti che ne consentono una maggiore
conservazione e utlizzo nel
tempo(la Yamaha , per esempio, ha brevettato unospeciale telaio in alluminio
che garantisce ai pianoforti
che ne sono dotati un uso protratto per oltre 100 anni ).
Ma l'innovazione più
interessante, figlia dell'ultimo decennio, é stata quella di dotare
alcuni modelli di
ottimi pianoforti acustici
prodotti da grandi case costruttrici come la Yamaha, la Boosendorfer,
la Steinway and Sons di speciali
sensori a solenoidi e a fibre ottiche che, attraverso il sistema di
interfaccia digitale MIDI
e supportati da computers dotati di specifici softwares, consentono di
visualizzare una vasta serie
di informazioni come il range dinamico prodotto dall'interprete durante
l'esecuzione, l'utilizzo
dei pedali e diverse altre ancora certamente di grande utilità per
scopi didattici e di ricerca.
Non é facile accostare
il pianoforte, inteso nella sua classicità come strumento che più
di altri
ha contribuito allo svolgersi
della storia occidentale della musica, alle innovazioni tecnologiche d'oggi
che con iperbolica frenesia
conducono l'umanità verso il futuro.
Ma la storia c'insegna che
anche i più grandi compositori ed interpreti si sono sempre dimostrati
sensibili
alle trasformazioni e alle
potenzialità, come abbiamo accennato sopra, che nel tempo i pianoforti
hanno
loro offerto. Diverse sono
le testimonianze che avallano questa tesi; ne citiamo di seguito soltanto
alcune
a titolo d'esempio: Mozart
scrisse in una lettera al padre datata 1777 di essere stato dal costruttore
Stein
e di aver constatato con
soddisfazione il funzionamento dello scappamento e dalla smorzatura
delle corde che consentivano
al contrario degli altri pianoforti una migliore esecuzione. Muzio Clementi
si
impegnò anche come
costruttore di pianoforti e dopo aver propagandato le caratteristiche di
solidità
e robustezza del pianoforte
Broadwood inglese divenne a fine secolo, nel suo primo giro di concerti
europeo del 1780-83, socio
di fabbricanti di pianoforti e di editori.
E infine si può qui
citare uno dei più grandi interpreti del pianoforte dei nostri tempi,
Arturo Benedetti Michelangeli,
che sappiamo aver collaborato con la casa costruttrice Steinway and Sons
suggerendo delle modifiche
migliorative sulla meccanica ancora oggi
prodotte nei modelli a coda.
Alla luce di queste brevissime
ma significative citazioni possiamo asserire che anche oggi i nostri didatti
e interpreti dovrebbero avvicinarsi
senza timore e scetticismo alle potenzialità offerte dai nuovi pianoforti
midizzati in nulla diversi
per caratteristiche e prestazioni da quelli non dotati di interfaccia MIDI.
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L'esaltazione della meccanica; Il Welte-Mignon e il Disklavier

Lo strumento ha rappresentato
nel corso dei secoli, fino ad oggi, il mezzo tecnico attraverso il quale
fruire della musica, senza di esso non ci sarebbe suono, così come
senza l'interprete sarebbe solo un oggetto
muto; una condizione inscindibile
che presuppone la partecipazione di entrambi in un unicum in cui lo
strumento diventa propaggine
esecutiva del corpo e del pensiero musicale dell'esecutore.
Il pianoforte, per essere
suonato correttamente, richiede l'intervento assoluto delle capacità
motorie
fisiche e intellettive dell'interprete.
La tecnica esecutiva presuppone il coinvolgimento di tutta la persona
in maniera armonica, L'irrigidimento
anche solo di un muscolo si riflette sulla piacevolezza del suono;
vedendo suonare un pianista
anche l'inesperto può facilmente intuire che non solo attraverso
le dita si
genera la musica al pianoforte,
ma che contribuisce a quest'azione gran parte
dell'apparato muscolatorio.
Per una corretta analisi di
un'esecuzione si dovrebbe poterla ascoltare più volte nello stesso
modo,
per potersi soffermare e
porre l'attenzione sugli aspetti tecnici e su quelli espressivi; ma questo
é
impossibile perché
la musica nasce e svanisce nello stesso tempo in cui la si ascolta, e ogni
volta
anche se l'interprete é
lo stesso l'esecuzione sarà diversa e sempre originale;dipenderà
dal suo stato
d'animo e fisico.
E' pur vero che osservare
un pianista da vicino é sicuramente un'esperienza emozionante, quando
poi
il pianista é un grande
maestro allo stupore si unisce, per chi come chiunque si dedichi allo studio
professionale della musica,
il desiderio di carpire gli aspetti tecnico-esecutivi.
Con l'invenzione del pianoforte
pneumatico nel 1897 ad opera dell'americano E. S. Votey si é aperta
una nuova prospettiva d'analisi
e d'ascolto per la musica pianistica. La possibilità attraverso
lo strumento
della registrazione del movimento
della meccanica. Per registrazione dei movimenti della meccanica non
intendiamo l'atto di catturare
le onde sonore al momento della loro emissione dallo strumento, bensì
la possibilità di
poter riascoltare il pianoforte suonare da solo. Ovviamente solo dopo essere
stato
suonato dall'esecutore. Oggi
con i rulli per Welte-mignon abbiamo ancora la possibilità di ascoltare
con stupore e commozione
le esecuzioni di pianisti e compositori come Debussy, Casella, Grieg, Ravel,
Busoni ed altri.
Il Welte, attraverso un rullo
perforato, é in grado di azionare la meccanica della tastiera come
dal
pianista durante la sua esecuzione.
Questo processo di riazionamento dei tasti, per essere veramente
fedele all'originale e quindi
per consentirci di rivivere il momento della produzione sonora, presuppone
che il pianoforte sia dotato,
oltre che della sua meccanica convenzionale, anche di una meccanica
aggiuntiva che permetta appunto
il suo movimento automatico.(breve storia del weltee rimando
a link utili)
Oggi disponiamo di uno strumento
straordinario che deve essere compreso per le enormi potenzialità
che può offrire in
campo didattico: il pianoforte Yamaha Disklavier, legittimo erede del welte-mignon.
Dotato di interfaccia midi,
pur essendo un normale pianoforte acustico, muove i tasti da solo, dopo
aver registrato digitalmente,
attraverso una propria centralina digitale, il movimento impresso dal
pianista sul pianoforte nell'atto
dell'esecuzione, consentendoci un riascolto direttamente dallo strumento.
Immesso sul mercato verso
la metà degli anni ottanta desta immediatamente curiosità
e stupore ma
non viene, fino ad oggi,valorizzato
per le enormi potenzialità che può offrire in campo didattico.
In realtà lo strumento
é in grado di riprodurre l'esecuzione ma attraverso la nostra sperimentazione
possiamo asserire che solo
se collegato ad un computer e ad una telecamera si rileva ottimo mezzo
per un'attenta analisi dell'esecuzione.